ARAKI

Dal 21 settembre al 3 dicembre 2017 / Mer - Dom, 11 - 18


Con la mostra ARAKI, a cura di Filippo Maggia, la Fondazione Bisazza rende omaggio al celebre fotografo- artista contemporaneo, Nobuyoshi Araki.

In mostra, da giovedì 21 settembre a domenica 3 dicembre 2017, l'universo del maestro giapponese, dai nudi femminili, alle composizioni floreali qui diventate quasi sensuali, agli scorci cittadini e ai cieli di Tokyo, ritratti nella loro massima esplosione di luminosità. Settanta fotografie inducono l'osservatore ad una profonda riflessione sull’universo femminile, sull’eros e sulla morte, facendogli rivivere anche tutti quegli stati d'animo ad essi correlati.

Le immagini, appartenenti a diverse serie - Sentimental Journey, Painting Flowers, Suicide in Tokyo, Hana Kinbaku, Erotos, Bondages, 67 Shooting Back.... - raccontano indirettamente le esperienze che hanno maggiormente segnato la vita dell'autore nel corso degli anni. Un esempio è la raccolta più recente "Love on the Left Eye", le cui fotografie tutte volutamente oscurate nella parte destra rispetto a quella ben visibile di sinistra, testimoniano la perdita della vista nel suo occhio destro.

Tema, di grande impatto, spesso rincorrente nelle sue opere è l'antica arte giapponese del bondage, Kinbaku. In questi scatti, in assoluto i più famosi e controversi di tutto il lavoro di Araki, delle figure femminili nude e legate con delle corde esprimono una sensualità, dove è sottile il confine tra piacere e sofferenza. Attraverso la bellezza del corpo che reagisce alla corda, Araki accompagna l'osservatore in una riflessione e in un'esperienza immersiva unica. Impossibile non farsi coinvolgere emotivamente.

La capacità di tradurre in fotografia questa arte antica è visibile anche negli scatti realizzati da Araki per la campagna pubblicitaria BISAZZA nel 2009. In mostra tredici fotografie inedite appartenenti a questa serie. Arte, tradizione e raffinatezza trovano qui la loro massima espressione, grazie a quell'armonioso connubio tra i preziosi decori in mosaico e il fascino della cultura giapponese, qui fortemente enfatizzato.

All'interno del percorso espositivo saranno visibili due video: il primo documenta il dietro le quinte dello shooting della campagna pubblicitaria realizzata per BISAZZA e il secondo è un breve film con un'intervista ad ARAKI.

Le opere date in prestito provengono dalla Taka Ishii Gallery e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, mentre una serie sono di proprietà della Fondazione BISAZZA.

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[ALCUNE OPERE POSSONO URTARE LA SENSIBILITÁ DEI VISITATORI.
LA VISIONE DELLA MOSTRA É SCONSIGLIATA AI PIÚ GIOVANI.]

Filippo Maggia in conversazione con Nobuyoshi Araki

Filippo Maggia: grazie Nobuyoshi Araki per aver accettato questa intervista, che ritengo importante per introdurre un lavoro “particolare”. Partiamo proprio dall’incarico: cosa ha pensato quando Bisazza l’ha invitata a intepretare i loro prodotti?
 
Nobuyoshi Araki: mi ha fatto piacere essere stato contattato da un’azienda commerciale e non da un’istituzione artistica tradizionale. Probabilmente hanno pensato a me perché Bisazza ha un concetto aperto della fotografia, non finalizzato al solo utilizzo professionale.
D'altronde nessuno penserebbe di trasportare un enorme mosaico e portarlo apposta dall'Italia al Giappone per realizzare un normale servizio fotografico! Inoltre io ho anche scritto su di esso, prima di fotografarlo… Sono davvero felice di avere ricevuto un incarico da un’azienda che si spinge così in là. Preferisco di gran lunga lavorare per committenti di questo tipo piuttosto che per i classici musei. È bello sapere che ho attirato l'attenzione di persone che si possono definire “artigiani”. Sapete, in Giappone non mi è mai successo di essere invitato a lavorare per i produttori di mosaici.
 
FM: crede che il punto d’incontro fra Bisazza e il suo lavoro sia individuabile nel concetto di bellezza?
 
NA: io fotografo basandomi sulla mia intuizione. Mi sembra che Bisazza manifesti nei suoi prodotti una sensibilità che va oltre le parole, e dunque ho lavorato cercando di evidenziare questo valore. Da sempre scatto facendomi guidare dalle emozioni, senza cercare di razionalizzare ciò che vedo e costruisco nelle mie immagini.
Rivedendo la serie di fotografie che ho scattato nel 2008 per Bisazza, quando ho riconosciuto quella con la modella nella vasca da bagno ricoperta di mosaico dorato, mi sono detto: guarda che bella foto che ho fatto! Ricordo che, mentre scattavo la foto, pensai a quanto è particolare una bara fatta di tessere d’oro, perché in essa convivono la vita e la morte. Il mio lavoro è sempre stato focalizzato sull’esplorazione di questo sottile confine, o pertugio, che esiste fra la vita e la morte, per questo ho detto alla modella di entrare nella bara/vasca. In quel momento non mi sono dilungato in spiegazioni, ho avuto quella intuizione e le ho chiesto di posare così.
 
FM: ha trovato interessante poter lavorare con combinazioni di colori così svariate fra loro?
L’idea di mosaico in sé, a mio avviso, é qualcosa in grado di ispirare l’artista, non crede?
 
NA: naturalmente sì, è ovvio! È qualcosa che noi giapponesi definiamo “okashii”, ovvero “bellissimo”.  Hai presente quel brivido di piacere che si prova quando la luce cambia a seconda dell’angolazione? A noi fotografi questo genere di esperienze ci manda in estasi.
Il riflesso sulle onde del mare cambia a seconda della posizione del sole in un determinato momento. Ecco, noi fotografi andiamo in brodo di giuggiole quando il soggetto che fotografiamo cambia di momento in momento. Ad esempio, quando si fotografa una donna, basta un suo minimo movimento delle labbra, un improvviso arrossamento della sua pelle, e il fotografo si accende, innescando a sua volta le reazioni della modella.
 
FM: la tradizione giapponese nel design sembra allinearsi perfettamente all’eleganza delle piccole tessere del mosaico, cosa ne pensa Araki?
 
NA: le tessere di un mosaico, quando insieme formano una composizione, generano vari tipi di bellezza. Ci sono infinite possibilità. Combinando vari colori i riflessi cambiano in modo incredibile.
Anche i giapponesi hanno cominciato a percepire il fascino di queste sottigliezze. Ad esempio, quando si aggiusta una ciotola rotta saldandola con l’oro, ammirando poi la bellezza del risultato. Esiste anche questo tipo di estetica. Penso che i giapponesi possano andare fieri del loro senso per la bellezza.
 
FM: è rimasto sorpreso quando la Fondazione Bisazza l’ha invitata a d avere una sua mostra personale nel loro spazio espositivo?
 
NA: non sono rimasto sorpreso. Oggi è una tendenza abbastanza diffusa.
A proposito della Fondazione Bisazza dico che un uomo, per arrivare a creare una fondazione, deve possedere il senso della bellezza.
Scoprire che le opere prodotte per questo incarico saranno parte di una mia mostra personale mi rende molto felice. Penso che anche voi abbiate percepito l’intensità con cui ho lavorato sul set, la mia ricerca costante di evidenziare quell’idea di bellezza che risiede nella spazio infinitamente piccolo che sta fra la vita e la morte. Forse avete percepito una sensibilità diversa da quella cristiana, una ritualità che appartiene a noi giapponesi e che io ho provato a tradurre in immagini.
Credo che gli artigiani siano meravigliosi, non importa da che Paese provengano. Spesso si fa differenza tra artigiani e artisti, non è vero? Gli artigiani si accorgono delle cose nel segreto del loro cuore. Ad esempio del fatto che queste tessere d’oro sono meravigliose. Evitano però di presentarle come opere d’arte. Secondo me, proprio per questo motivo ciò che loro fanno è arte. Credo che Bisazza mi abbia invitato per illuminare con le mie fotografie il loro umile cuore, celato dietro al lavoro manuale.
Osservando oggi la fotografia dove la modella in kimono è stesa su un pavimento di tessere argentate, la trovo molto interessante. Il colore della sua pelle crea dei riflessi sulla superficie del mosaico che rendono l’immagine sensuale. Forse gli artigiani che producono le tessere pensano cose come queste, e magari abbiamo trovato una sintonia perfetta, non credi?
Noi fotografi, se non avessimo un’indole da artigiani, non potremmo conoscere le varie sfaccettature della fotografia. Dobbiamo decidere in un attimo quando scattare, basandoci sui nostri sensi. Per questo io non scrivo testi. Perché ci sono cose che non si possono esprimere con la scrittura.
 
FM: è contento di sapere che le verrà dedicata una sala permanente alla Fondazione Bisazza?
 
NA: è fantastico! Sono felice che le mie opere siano nelle mani di chi sa apprezzarle. Magari un giorno mi costruiranno una camera da letto al posto di una classica sala espositiva permanente, e mi diranno di legare una modella e fotografarla!
 
FM: le piacerebbe disegnare una piccola collezione per Bisazza?
 
NA: credo che il “design” di un mosaico sia complicato. Una tessera è come un punto, immaginiamo un punto un po’ più grande. Combinando vari punti si ottiene una linea, e via via una superficie. Piano piano prende forma il “cosmo” della persona che combina le tessere: “cosmo”, perché creare mosaici è un lavoro dalle enormi possibilità.
Gli artigiani del mosaico sono anch’essi inconsapevoli creatori di un’estetica.
 
Luglio 2017
 
 



Interview with Filippo Maggia, Curator

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